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Musica
Speciale Sanremo
lunedi, 01/03/2010
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Da 60 anni il Festival di Sanremo rappresenta una kermesse interessante e di grande spessore. Per questo importante compleanno, We Can Dance non poteva mancare! In un’atmosfera del tutto magica, Dino Piacenti ha incontrato gli artisti presenti alla kermesse, proponendo a voi Amici del Magazine, una parte delle interviste realizzate.

Valerio Scanu, all’età di 12 anni hai vinto “Bravo Bravissimo”, il programma condotto da Mike Bongiorno; nel 2009 hai conquistato il secondo posto ad Amici di Maria De Filippi ed ora sei a Sanremo…Come vivi questo traguardo?
Come la realizzazione di un sogno! Non sono venuto qui con l'idea di vincere. L'ho presa come un'opportunità.

Qual’ è il primo Sanremo che ricordi chiaramente?
Il primo Sanremo che ricordo bene è quello del 1997, l’anno in cui Alex Baroni partecipò al Festival con “Cambiare”. Sono molto legato a questa canzone: interpretandola ho vinto “Bravo bravissimo”.

Cosa ti ha lasciato l’esperienza con Mike Bongiorno e quella con Maria De Filippi?
Tanto, in entrambi i casi.

Hai calcato il palco dell’Ariston presentando un brano scritto da Pierdavide Carone, cantautore e attuale concorrente di Amici di Maria De Filippi. “Per tutte le volte che” è un pezzo che ti rispecchia pienamente?
Ho reso mia la canzone sin dal primo momento in cui l’ho ascoltata, lavorandoci su senza forzature, rendendola somigliante a me nel suo complesso.

La peggiore critica che ha contribuito a farti crescere artisticamente…
Le critiche costruttive mi hanno aiutato a correggere più lati del mio carattere: il modo di pormi, ho imparato a parlare dopo aver contato fino a dieci e ad essere meno impulsivo.

Quanto è cambiata la tua vita nel giro di un anno?
Un bel po’. Prima vivevo a La Maddalena adesso a Roma. Nonostante questo, riesco a tenere i contatti con i vecchi amici e coltivo i rapporti con le nuove conoscenze.

Inaspettatamente, ti sei classificato primo alla 60esima edizione del Festival di Sanremo. A chi dedichi la tua vittoria?
A chi crede in me, soprattutto ai miei genitori che mi hanno supportato in questa avventura da vicino e da lontano. Ho maturato l'interpretazione di questo brano nel tempo insieme al maestro Peppe Vessicchio, lavorandoci giorno per giorno. Anche qui a Sanremo, l'interpretazione è stata diversa di volta in volta e penso che quella insieme ad Alessandra Amoroso sia stata la migliore: sono molto contento, devo dire grazie a lei, ai miei fan, a quelli che abbiamo in comune e alla sintonia che ci unisce e che ci ha permesso di stare così bene sul palco.

Pupo, al festival con Emanuele Filiberto e Luca Canonici. Nonostante le polemiche siete arrivati secondi. Cosa vuoi dire al pubblico?
Questo secondo posto è per noi una vittoria e ringraziamo tanto chi ci ha votato. Credo che molte persone abbiano premiato la sincerità del testo, della musica, e che molti italiani si siano riconosciuti nella nostra canzone. A mio parere, l'unica possibilità di portare canzoni italiane all'estero è proporre canzoni che piacciano al pubblico adulto e non mi spiego i fischi della platea dell'Ariston perché non capisco da che tipo di persone sia composto il pubblico del teatro.

Marco Mengoni, da vincitore della terza edizione di “X Factor”, debutti a Sanremo. Come vivi il tutto?
Sono emozionatissimo e felicissimo di essere arrivato quì. Essere a Sanremo per me è una vittoria. È veramente bellissimo!

Tra le donne, quale artista ti colpito di più?
Malika Ayane.

Ti sei classificato terzo. Te lo aspettavi?
Per niente. Non so neanche se era giusto che vincessi questo Festival. Sono da poco in questo mondo, conosco i miei limiti. Mi dispiace persino essere arrivato nei primi tre, perché stimo gli artisti che erano in gara.

Progetti imminenti?
Dopo Sanremo continuerò a fare quello che faccio, ad essere felice. Spero di essere presto in tour.

Malika Ayane, Sanremo cosa rappresenta per te?
Una grandissima emozione, un’esperienza straordinaria.

Tra le altre donne in gara, per chi facevi il tifo?
Per Irene Grandi.

Sei la vincitrice del Premio della Critica e del Premio della Sala Stampa Radio-TV. A chi dedichi il premio?
Al mio team di lavoro! Ringrazio l'Orchestra per la votazione che mi ha assegnato e confesso di non aver sperato neanche per un minuto di poter vincere.

Fabrizio Moro, “Non è una canzone” è un brano ironico ma anche sofferente, che parla di libertà. Cos’è per te la libertà?
La libertà per me può essere espressa in tanti modi. In particolar modo riuscire a fare il lavoro che ami è libertà. E’ uno sfogo, una manifestazione di voglia di prendere in mano la mia vita e svincolarla dagli stereotipi che il sistema mi impone.

La tua canzone mette in luce la tua stessa crescita…
Più che musicale c’è stata una crescita umana. Ho acquisito esperienza, è nato mio figlio e sono sereno. Questo è quanto traspare dalle mie canzoni attuali.

Il tuo nuovo lavoro discografico si chiama “Ancora Barabba”. Cosa ci dici a riguardo?
In gran parte è registrato in presa diretta con chitarra acustica e ho avuto tempo e possibilità di sperimentare anche molto lo stile grunge ed i fiati.

Irene Grandi, le sensazioni che provi al tuo 3° Sanremo…
Sono tante e tutte bellissime!

Il tuo nuovo disco, pubblicato il 19 febbraio e contenente "La cometa
di Halley”, si chiama “Alle porte del sogno”. Descrivici questo lavoro…

In questo album ho lavorato anche come co-autrice di quasi tutti i brani, condividendo la co-produzione artistica con Pio Stefanini, che già in passato aveva lavorato come autore per me. Nelle canzoni racconto, secondo il mio punto di vista, come vivere le emozioni senza rimuovere le sofferenze, ma con la voglia e l'entusiasmo di trovare una nuova strada, in armonia con se stessi e con ciò che ci circonda.

Arisa: Dopo il successo dello scorso anno, torni al Festival con “Malamorenò”. Come vivi la 60esima edizione?
Con grande emozione!

Il tuo brano parla dell’amore universale, come mai questa scelta?
L’amore rappresenta tutto. E’ l’unica ancora di salvezza nelle avversità.
Il brano narra la storia di una donna che vive nel futuro. Lei e suo marito sono gli unici a essere rimasti sulla terra devastata dopo che tutti gli altri sono emigrati sulla luna e, nonostante le difficoltà, riescono a sopravvivere grazie all’amore.

Quanto è cambiata la tua vita da un anno a questa parte?
Un po’: faccio ciò che sognavo di fare e sono felice! Fondamentalmente sono la persona di sempre, la ragazza di provincia che vive tranquillamente il suo presente.

E’ la tua seconda volta a Sanremo, come giudichi questa kermesse?
Importante. Sanremo è una vetrina enorme e rappresenta ovunque il festival della canzone italiana.

Progetti futuri?
Mi dedicherò alla promozione del disco “Malamorenò” e successivamente al tour che ho deciso di svolgere esclusivamente nelle piazze d’Italia e non nei palazzetti dello sport. Voglio che tutti abbiano l’opportunità di vedermi dal vivo senza costi di ingresso e che cantino con me, condividendo insieme tante emozioni.

Simone Cristicchi, dopo la vittoria del 2007, sei tornato a Sanremo con "Menomale". Sei soddisfatto della tua esibizione?
Si!

Il tuo nuovo disco si chiama "Grand Hotel Cristicchi". Come definisci il tuo album?
E’ il disco più bello che ho fatto…si dice sempre così! E' un grappolo di canzoni belle e mature, stupefacenti e anestetizzanti allo stesso tempo. Vi ho messo tre anni a farlo, facendo disperare la mia casa discografica perché io sono uno che si perde, faccio altre cose oltre alla musica: libri e documentari.

Ascoltando i brani dei tuoi colleghi in gara, quale hai gradito maggiormente?
Mi è piaciuta particolarmente la canzone di Fabrizio Moro e quella di Marco Mengoni.

Che voto dai a questo Festival?
Otto.

Che voto dai alla tua canzone?
Nove.

Nino D'Angelo, la tua prima volta all’Ariston risale al 1986. Che emozione provi oggi?
Enorme. E’ sempre bello essere a Sanremo. Rappresenta un sogno!

Hai deciso di portare al Festival "Jammo jà". Credi che il pubblico sia sempre più sensibile e attento alle tradizioni locali italiane?
Certo. E’ per questo motivo che ho deciso di portare all’Ariston questo brano. Inoltre, la canzone, è un omaggio alla mia splendida città.

“Jammo Ja” è anche il titolo del tuo nuovo lavoro discografico…
Si. Uscito nei giorni scorsi, contiene la canzone presentata a Sanremo ed altre dieci significative dal repertorio degli ultimi quindici anni.

Irene Fornaciari, il tuo brano si chiama “Il mondo piange”. E’ una dichiarazione forte la tua ma è anche veritiera. Com’è nata questa canzone?
Il testo l’ho scritto con il mio papà e la musica porta sia la sua firma che quella di Damiano Dattoli, l’autore di “Io vagabondo”, una hit dei Nomadi.

Hai deciso di essere al festival con i Nomadi. Come mai questa scelta?
Cantare con loro è un onore per me, visto che sono un gruppo importante.

Sei contenta della tua perfomance?
Si. Certo, cerco di gestire al meglio l’emozione. Il palco di Sanremo è tremendo per questo: si riesce a rendere sempre al 60% perché c’è l’emozione all’ennesima potenza.

Dopo l’esibizione, a chi hai fatto la tua prima telefonata?
Al mio fidanzato. Anche lui fa il cantante ed è una persona obiettiva e per me questo è importante, costruttivo.

In bocca al lupo per tutto!
Crepi!

Noemi, è la tua prima volta a Sanremo…Cosa provi?
Tanta emozione. Il palco dell’Ariston lascia senza fiato!

In occasione del festival hai deciso di pubblicare “Sulla Mia Pelle-Special Edition”…
Si. Non amo fare le cose in fretta. Per ora ho deciso di ripubblicare il mio disco inserendo “Per Tutta la Vita”. La nuova edizione del cd contiene anche “Briciole” e “Vertigini” che ho voluto cantare ispirandomi a Mina.

Progetti futuri?
Spero di regalare a me stessa e a chi mi ascolta nuove cose, nuovi mondi.

Sonohra, quali sono le sensazioni che avvertite?
L’Ariston regala sensazioni uniche, incredibili. Siamo dispiaciuti per com’è andata ma, alla fine, il festival è una gara. Il pezzo era meno sanremese, meno diretto e decisamente più rock. Abbiamo molti progetti che non saranno influenzati da questo Sanremo.

Avete scelto per la vostra "Baby" di esibirvi con Dodi Battaglia. Come mai questa scelta?
Dodi Battaglia è un chitarrista bravissimo. Ci siamo trovati benissimo, ha arricchito il brano e l’ha reso più rock.

Come gestite il lavoro e le ammiratrici?
Uno si occupa delle bionde e un altro delle more! Scherzi a parte, Luca si occupa maggiormente della stesura dei testi ed io, Diego, curo al meglio le musiche e gli arrangiamenti.

In bocca al lupo per il nuovo disco “Metà”!
Crepi! Il nostro album, registrato nei mitici studi di Abbey Road dei Beatles, verrà registrato anche in spagnolo, per il mercato latino americano e in inglese. In sud America è andato molto bene il primo album. Siamo stati tre mesi in Sud-America ed ora siamo pronti a girare l’Italia.

Toto Cutugno, partecipi al Festival di Sanremo dal 1976…Quanto è cambiata, secondo te, questa kermesse?
Un po’. Del resto, la vita cambia. Anche le emozioni cambiano ma sono sempre grandi.

Come mai hai scelto di duettare con Belen Rodriguez?
Stimo Belen come donna e showgirl. L’ho trovata perfetta per l’interpretazione del mio brano “Aeroplani”.

Povia, anche quest’anno hai presentato a Sanremo un brano provocatorio, che fa discutere. Trovi che sia questa la strategia per il successo?
No. Quello che mi aspettavo è già avvenuto, cioè che si sono smorzate le polemiche su di me perché sembra quasi che io sia furbo. Io ho sempre toccato delle tematiche sociali, non scrivo soltanto canzoni d’amore, non firmo soltanto i dischi o gli autografi, non faccio solo i concerti. Mi sento un cantautore vero attento a ciò che succede in giro e così la vicenda di Eluana Englaro mi ha colpito, anche come genitore, perché sono padre di famiglia.

Cosa pensi di Antonella Clerici?
E’ una grande donna. La mia canzone l’ha scelta lei. Mi ha telefonato personalmente e mi ha detto che era commossa.

Tra le altre canzoni in gara, quale ti è piaciuta particolarmente?
Ho sentito poco le canzoni, bene ne avrò sentite un paio. Quella di Malika Ayane, che è molto bella, ed ho apprezzato quella di Nino D’Angelo.

Dopo Sanremo, cosa farai?
Sarò impegnato con la promozione del mio nuovo disco “Scacco Matto” e con il tour che partirà a fine marzo da Livorno.

Tony Maiello, cosa provi ad essere il vincitore della categoria Nuova Generazione del Festival di Sanremo?
Provo un’emozione enorme, indescrivibile!

Parlaci de “Il linguaggio della resa”…
Il brano è stato scritto da me, Roberto Cardelli, Fabrizio Ferraguzzo e Fio Zanotti. Parla con tono nostalgico dei sentimenti e delle emozioni provate dopo la fine di una storia d’amore. La canzone da anche il titolo all’album. Il cd contiene, oltre alle canzoni di “Ama calma” (il precedente EP), alcuni inediti che parlano dell’amore e delle sofferenze che spesso questo sentimento porta con sé.

Buona fortuna!
Grazie.
 
Fonte: We Can Dance Magazine
 
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